Difficile non farsi investire dalle auto in un paese che persevera l'errore britannico di confondere la destra con la sinistra. In queste tre settimane ho testato la mia intelligenza, e con grande (medio?) stupore ho realizzato che si ferma ben al di qua della comprensione destra\sinistra (e non mi riferisco certo alla politica che e' molto piu’ facile da comprendere sul piano dei contenuti per via della loro latitanza). Cosi’ mi sono trovato nella spiacevole situazione di correre incontro alle auto minacciose anziche’ lasciarmele alle spalle. Percio’, prima di attraversare la strada, non mi rimane che voltare lo sguardo piu’ volte da entrambi i lati dissimulando l’imbarazzo prescolare di non capire quale fianco verra’ colpito per primo in caso d’urto. E poi le auto! Non c'e' nulla che ti stupisca di piu' di una vettura che priva di conducente sulla sinistra, accompagni qualcuno tranquillamente seduto sul lato del passeggero! Incredibile! Ma a fronte di tutta questa tecnologia d'avanguardia, molte di queste auto robotiche hanno le marmitte cosi’ tamarramente elaborate, da farti percepire all’udito Auckland come la citta’ delle fuoriserie.
Comunque, il fascino del diverso in New Zealand, almeno in citta', e' difficile trovarlo. Lo status symbol dell'auto tedesca c'e' anche qui e non meno potente che altrove. Ma del resto e' grazie alla globalizzazione che posso godere di spaghetti molisani, sugo Barilla e grana australiano d'importazione (e per chi apprezza c'e' anche la versione locale dell'isola dei famosi). E credetemi che e' un gran bell' affare tenuto conto delle alternative all' hamburgher che si trovano in giro...In appartamento posso contare su ben due pentole per l'autoerotismo culinario: la Maestra, di circa 12 cm di diametro, in cui costringo alla cottura l'etto stipato di pasta serale, ed un' altra di minor stazza, forse 9 cm, in cui porto in vita il condimento. Ovviamente il pratico scolapasta e' il foro del vapore sul coperchio, che se non viene tenuto con sufficiente energia alla pentola durante la fase di scolo, del tutto simile alla pisciata di un putto in una fontana del Borromini, vanifica i precedenti sforzi ai fornelli.
Tutto il resto della completa fornitua di cui si vanta l'Empire Appartments consiste in: 3 piatti piani, 3 piatti fondi, 3 tazze da caffelatte, 3 forchette, 3 coltelli, 3 cucchiai, 3 cucchiaini, 1 bicchiere. Ora capite il ruolo cruciale della Farnesina nella strategia di ammorbidimento dei rapporti con il Medio Oriente, soprattutto in vista di una possibile perdita di una posata!
Mai farsi circondare dall'avversario mi dicevano, ma nel mio caso non c'e' stata scelta. Questa la situazione iniziale: alle mie spalle ho il piu' giovane, arrivato da poco, piccolino, magrolino, dotato gia' di un buon inglese, pronuncia a parte, e orientato agli studi universitari in loco. Non ne conosco l'eta' ma direi una ventina circa, e gia' da piu' di uno qui ad Auckland.
In posizione avanzata rispetto alla mia invece, in una camera presidenziale con vetrata panoramica e divisi soltanto da una sottile parete di cartongesso, dorme il secondo saudita, di taglia piu' grossa, piu' anni e piu' pelo. Qui la faccenda e' spinosa. Ho ragione di sospettare che si tratti di un soggetto molto religioso, anche se di mondo e di studi economici. Diverse strane litanie durante il giorno e la sera si succedono a brani di musica araba e rap americano. Particolarmente lunghe poi le sedute in bagno, sempre precedute dall'accensione della ventola di aspirazione della capa fumaria in cucina (??!!) e consistenti in ripetute abluzioni seguite da violenti colpi di tosse al limite del conato. Il soggetto poi e' stato colto in flagrante mentre con vigore si lavava i piedi nel lavabo della cucina! A parte il fatto che mai luce del loro bagno e' stata spenta in tre settimane, forse a causa delle scarse politiche educative di risparmio energetico dell' Arabia Saudita, (dell'altro bagno ne ho preso abilmente possesso io e lo sto gestendo con molta fermezza) noto in questo soggetto una certa superficialita' che a volte mi irrita. E' il caso di una chiacchierata alla finestra del nostro settimo piano, in fluent Arabian language, alle 2.45 del mattino e della durata di mezz'ora almeno, con un amico posto al pian terreno. Con ironia mi viene in mente un verbo inglese da poco memorizzato: to whisper. Dello stesso tatto poi, la chiusura delle porte durante le ore piu' fragili della notte. Ma i rapporti ancora non sono fonte di preoccupazione. Quando infatti il fato ci costringe ad un confronto nell' unica zona comune, quella giorno, ironicamente sempre al buio perche' in posizione interna, allora con fare sicuro di chi ormai le lingue le mastica ci si lascia andare ad una vibrante ed amichevole conversazione di domande senza risposte del tipo: "Hi, how are you?".
Forse il prossimo mese imparero’ il seguito.
Comunque, il fascino del diverso in New Zealand, almeno in citta', e' difficile trovarlo. Lo status symbol dell'auto tedesca c'e' anche qui e non meno potente che altrove. Ma del resto e' grazie alla globalizzazione che posso godere di spaghetti molisani, sugo Barilla e grana australiano d'importazione (e per chi apprezza c'e' anche la versione locale dell'isola dei famosi). E credetemi che e' un gran bell' affare tenuto conto delle alternative all' hamburgher che si trovano in giro...In appartamento posso contare su ben due pentole per l'autoerotismo culinario: la Maestra, di circa 12 cm di diametro, in cui costringo alla cottura l'etto stipato di pasta serale, ed un' altra di minor stazza, forse 9 cm, in cui porto in vita il condimento. Ovviamente il pratico scolapasta e' il foro del vapore sul coperchio, che se non viene tenuto con sufficiente energia alla pentola durante la fase di scolo, del tutto simile alla pisciata di un putto in una fontana del Borromini, vanifica i precedenti sforzi ai fornelli.
Tutto il resto della completa fornitua di cui si vanta l'Empire Appartments consiste in: 3 piatti piani, 3 piatti fondi, 3 tazze da caffelatte, 3 forchette, 3 coltelli, 3 cucchiai, 3 cucchiaini, 1 bicchiere. Ora capite il ruolo cruciale della Farnesina nella strategia di ammorbidimento dei rapporti con il Medio Oriente, soprattutto in vista di una possibile perdita di una posata!
Mai farsi circondare dall'avversario mi dicevano, ma nel mio caso non c'e' stata scelta. Questa la situazione iniziale: alle mie spalle ho il piu' giovane, arrivato da poco, piccolino, magrolino, dotato gia' di un buon inglese, pronuncia a parte, e orientato agli studi universitari in loco. Non ne conosco l'eta' ma direi una ventina circa, e gia' da piu' di uno qui ad Auckland.
In posizione avanzata rispetto alla mia invece, in una camera presidenziale con vetrata panoramica e divisi soltanto da una sottile parete di cartongesso, dorme il secondo saudita, di taglia piu' grossa, piu' anni e piu' pelo. Qui la faccenda e' spinosa. Ho ragione di sospettare che si tratti di un soggetto molto religioso, anche se di mondo e di studi economici. Diverse strane litanie durante il giorno e la sera si succedono a brani di musica araba e rap americano. Particolarmente lunghe poi le sedute in bagno, sempre precedute dall'accensione della ventola di aspirazione della capa fumaria in cucina (??!!) e consistenti in ripetute abluzioni seguite da violenti colpi di tosse al limite del conato. Il soggetto poi e' stato colto in flagrante mentre con vigore si lavava i piedi nel lavabo della cucina! A parte il fatto che mai luce del loro bagno e' stata spenta in tre settimane, forse a causa delle scarse politiche educative di risparmio energetico dell' Arabia Saudita, (dell'altro bagno ne ho preso abilmente possesso io e lo sto gestendo con molta fermezza) noto in questo soggetto una certa superficialita' che a volte mi irrita. E' il caso di una chiacchierata alla finestra del nostro settimo piano, in fluent Arabian language, alle 2.45 del mattino e della durata di mezz'ora almeno, con un amico posto al pian terreno. Con ironia mi viene in mente un verbo inglese da poco memorizzato: to whisper. Dello stesso tatto poi, la chiusura delle porte durante le ore piu' fragili della notte. Ma i rapporti ancora non sono fonte di preoccupazione. Quando infatti il fato ci costringe ad un confronto nell' unica zona comune, quella giorno, ironicamente sempre al buio perche' in posizione interna, allora con fare sicuro di chi ormai le lingue le mastica ci si lascia andare ad una vibrante ed amichevole conversazione di domande senza risposte del tipo: "Hi, how are you?".
Forse il prossimo mese imparero’ il seguito.
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