25/04/09

Sipario

Nel mare del ritorno, le immagini registrate dalle terre abbandonate vengono rastrellate al centro per un malinconico congedo, e colpi di cannone sparati a salve vengono salutati in onore di un luogo, che con merito, ha saputo per un periodo riempire di sostanza un'esistenza a rischio embolia.
Dopo piu' di quattro mesi di spostamenti, sono di nuovo ad Auckland, di nuovo nell'unica citta' della Nuova Zelanda che possa vantare davvero questa qualifica. Rintanato a buon prezzo in una confezione di calcestruzzo a quattro sarcofaghi e un ventilatore, con finestre panoramiche sugli ingorghi del quartiere d'elite, la mia squallida cuccia e' scontatamente affollata da un'orda asiatica che satura l'aria della cucina interrata con odori di pesce, in ogni modo sfinito sopra i fornelli a gas. Tutt'altra roba dai materni nidi di provincia, quelli con pochi letti, con comodi divani sfondati a circondare un caminetto pronto alla resa, e un ambiente caldo, accogliente, scalzo. Qui invece sono stipato come in una batteria d'allevamento, e le mosse notturne del dormiente al materasso di sopra, volta celeste per quello di sotto, provoca sismi tali al telaio del letto a castello da interrompere qualsiasi faticoso sonno strappato alle mitraglie sonore dei semafori pedonali. Le sirene dei firemen urlano a tutto decibel anche di notte sotto le finestre lasciate aperte durante un autunno caldo e maturo, e di giorno, i ringhiosi motori alla catena dei pali semaforici a malapena coprono le grida dei simulatori di suicidio che dall'alto della Sky Tower, sovraccaricano il proprio sistema di autodifesa-e-controllo con un salto nel vuoto di 300 metri. Un tuffo nella moderna civilta' insomma, nel bel mezzo della quale a ricordare i latini natali ci pensa un piccolo ristorante italiano, a soli pochi passi dal mio giaciglio e con un soffitto a travi incrociate ornate di finti pampini, musiche dei portabandiera Pausini & Boccelli, e ovviamente tavoli solo per due, tutto come ordina il romantico stereotipo del Belpaese, nato sotto il segno della cartolina.
E cosi' mi preparo al ritorno, ma continuando a cambiare, muovere, spostare i termini dell' insolubile equazione esistenziale. Il viaggio non sembra affatto finito, ma semplicemente proiettato verso nuove destinazioni, note, noiose, pericolosamente implosive; tuttavia, molte piccole tonalita' sono state aggiunte alla tavolozza, ed ora l'opera puo' procedere con l'ausilio di nuove preziose sfumature che andranno a migliorare alcune stesure da rivedere. La letteratura ci ha imposto l'idea romantica del viaggio come esperienza assoluta, in grado di stravolgere totalmente la nostra esistenza. Non si puo' negarle questa potenza rivoluzionaria, ma nel mio caso, gli ordini "carbonari" mi sono stati recapitati silenziosamente sotto forma di messaggi in codice. Nessuna chiamata alle armi ancora, ma il futuro non fa piu' paura come prima. Perche' nella terrificante prova di liberta' alla quale si sottopone l'essere umano durante l'esperienza del viaggio, egli scopre si' il senso di vertigine, ma anche il coraggio di procedere lungo quella fune sul vuoto che conduce alle meraviglie della propria natura finalmente rivelata.

Thanks a lot New Zealand...see you!

1 commento:

  1. Oh,....mi e' piaciuto particolarmente il finale..
    Ottimo! Positività! si si ...vedi mai che ti abbia fatto bene qusto viaggio!
    Non appena posi la valigia ti aspetto qui da me!
    Sta per aprirsi la stagione marittima!!!

    Mauro

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