29/11/08

Queen Street


Chitarre classiche ed acustiche, mandolini, armoniche, flauti cambogiani, sax, tamburi, allegri cori Hare Krishna e predicatori infervorati.
Queen Street e’ cosi’, come vuole la migliore scuola anglosassone. Li’ in mezzo il traffico si finge caotico nelle sue modeste fila di vetture incolonnate, ma sono soltanto le velleitarie pretese cosmopolitane di una cittadina di provincia, cresciuta in mezzo ad un milione ed oltre di abitanti. I temerari Gucci e Louis Vuitton, in combutta nella zona vicino al porto, sono gli unici a tentare di spronare i Kiwi a tosarsi la lana di dosso per iniziare quella dispendiosa rincorsa all’ ostentata distinzione di classe, conformemente ai piu’ sofisticati e radicati costumi europei.
Ma tranne gli Asians, famelici di rivalsa come solo le persone affamate di cibo e liberta' sanno essere, il resto dei pacifici e benestanti indigeni dalla pelle lattea predicano piu’ volentieri uno stile easy-going. Cosi’ mentre eviti per un pelo il monopattino arrivista di un cinquantenne in giacca e cravatta probabile ex surfista, osservi una ragazza della post new economy dirigersi scalza in ufficio portandosi in mano pranzo e scarpe col tacco.
I Maori purtroppo, come sempre e’ successo per i padroni di casa scalzati dai saccenti colonizzatori , hanno fortuna se possono contare sulle briciole dei commensali. I loro caratteristici tatuaggi e i loro fisici possenti si vedono quasi solo nei cantieri in costruzione o aggrappati dietro ai camions della Waste Management.
A fomentare forse la loro frustrazione e quella di chi comunque non puo’, un enorme cartapestato Babbo Natale di 15 metri domina un incrocio del Central Business District ed invita a condividere i propri averi con le librerie del centro, in obbedienza ai caritatevoli precetti crisitani. Sulle vetrine, renne e fiocchi di neve adesivati si susseguono ai riflessi di sandali e maniche corte dalla strada, suscitando uno shock simile a quello di una cartolina caraibica dietro il bancone di uno chalet a bordo pista.
Non riesco ancora ad immaginare dove possano trovare un albero per ripararsi dal cocente sole estivo e che sia al tempo stesso abbastanza adatto alle piu' reclamate tradizioni occidentali del 25. Penso alle famiglie neozelandesi mentre sudando scartano i pacchi nel giardino di casa, all'ombra di un BBQ che gia' sta grigliando i crostacei dell'antipasto natalizio.
Comunque non c'e' problema, non credo mi succedera'. Sara' un Natale diverso.


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