17/01/09

Wellington


Giorni di ozio e di bel tempo a Wellington, unico luogo al mondo in cui i passerotti hanno il coraggio e la confidenza di venire a prendersi le briciole dalle mie mani. Raggiunta al prezzo di una piovosa Palmerston North, trovo un tetto al secondo tentativo, in un backpackers dal tono poco familliare ma migliore della sua prima impressione, quando per raggiungere l'ultima delle sei brande disponibili nella camera a fianco della reception, ho dovuto scavalcare numerose carogne di valige sventrate sul pavimento.
La prima colazione e' offerta dalla casa, e questa comodita' ancor prima che convenienza, mi permette di riprendere confidenza col latte, abbondanto sin dai tempi della maturita'. Alle 8.00 AM la cucina e' gia' affollata di viandanti per lo piu' alemanni, e i riflessi si allertano di buon' ora nel tentativo di schivare la folla multietnica che in tutte le direzioni si affanna alla ricerca della tazza, del piatto, del cucchiaio, del tostapane, del bollitore, del posto a sedere al tavolo, del proprio cibo stivato da qualche parte nella dispensa comune con nome e data altrimenti verra' gettato via dalla direzione il mercoledi' a seguire, dello zucchero che se non ce l'hai e non e' nel cestino freefood lo "prendi in prestito" con nonchalance dalla borsafrigo meno in vista, del proprio turno al secchiaio per lavare, asciugare e mettere tutto in ordine dopo l'uso...Come la cucina, cosi' il bagno. Ma se in ostello la parola "privacy" e' bandita, "risparmio" e' invece il marchio di fabbrica: mediamente non piu' di 24 dollari a notte in una dorm room, ovvero circa 10 euro al giorno per sfuggire ai ricoveri di strada. Per lo stesso prezzo mi offrono in affitto un piccolo appartamento a Feltre. Questione di emisferi (settentrionale/meridionale...o sinistro/destro?). Ad ogni modo, dopo colazione e i quotidiani risciaqui mattutini, indosso la prima maglietta strappata alle viscere dello zaino, e di buon ora gia' mi confondo con le formiche umane della capitale, fingendo un'aria vagamente impegnata. Faccio rifornimento di cappuccino takeaway formato regular e poi proseguo in direzione porto. Adoro i porti, cosi' come amo le stazioni. Sbavo per gli aeroporti.
Non avete idea di quali eccitanti sensazioni un orario delle partenze e' in grado di suscitarmi. Di fronte a quelle opportunita' infatti, il vaggiatore prende consapevolezza del proprio destino, perche' scegliendo ne diventa artefice. Agendo, si mette in condizione di trasformarsi abbandonando i condizionamenti che lo spingono a ripetersi in forme estranee e dolorose. E' la mistica attrazione per il desiderio di esperienza, crisalide di conoscenza, e la terrificante eccitazione del confronto col mondo, del quale ognuno di noi e' figlio e futura vittima.
Percio' dopo qualche piacevole e soleggiato pomeriggio sui moli dai quali giovani kiwi si tuffano goliardicamente in mare di giorno e di notte, e nelle cui acque di tanto in tanto transitano strane creature, decido di non rinnovare piu' la mia permanenza nella piccola capitale scossa da almeno un terremoto a settimana, e vado cosi' ad acquistare il biglietto per quella terra che, cosi' diversa da questa, e' la distantissima meta di tanti viaggiatori affamati di selvaggia bellezza, nonche' il vanto e l'orgoglio di un Paese innamorato di se' stesso: South Island.

4 commenti:

  1. Sììì, temevo che alla fine ti fermassi alla North Island; nella South Island il viaggio si fa ancora più vero, ogni Km verso sud ti sembrerà di aver fatto un passo in più verso la fine del mondo, il senso di lontananza e di distanza assoluta ti attanaglieranno le ossa! Ma non sarà una sensazione spiacevole! Mi raccomando, tele spianato già nella traversata se già non l'hai fatta, ti addentrerai in un budello di isolette e scogli già meritevoli di qualche pixel.
    Buone pecore!!

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  2. Ciao Ale, sono Stefano Gugliotta, che invidia! gran bel viaggio e bellissime foto..a novembre sono stato in Argentina in totale avventura, posti, gente e paesaggi meravigliosi..seguirò il tuo viaggio attraverso il blog..grande!

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  3. Ciao Ale, sono Massimo, il tuo osteopata.. avevo perso le coordinate del blog ma alla fine le ho ritrovate grazie ad Anna!
    Complimenti per le foto e per i testi..
    Sai, io non so cosa tu stia cercando ma secondo me già qualcosa hai trovato: la tua natura di scrittore!! Mi mancano certe chiaccherate.. Una parte di me viaggia con te! Buon cammino.

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  4. rivolgi lo sguardo anche al tuo interno e dimentica...

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